Onde D`urto

Le Onde d’Urto chiamate anche ESWT (Extracorporeal Shock Wave Therapy) sono impulsi acustici ad alta energia caratterizzati da un elevata pressione (>500 bar) e da una breve durata (un miliardesimo di secondo) in grado di produrre una stimolazione meccanica diretta e, grazie alla possibilità di dosarne le quantità, di ottenere precisi effetti terapeutici.

Tali effetti terapeutici sono quello antinfiammatorio, antidolorifico, antiedemigeno e di incremento della vascolarizzazione locale e dei processi di riparazione del tessuto.

 

Meccanismi d’azione:

Le calcificazioni che spesso si riscontrano in sede di tendini e legamenti infiammati dopo il trattamento con le onde d’urto possono scomparire (non nella totalità dei casi trattati) non per l`azione meccanica diretta (di “rottura” esercitata dall`onda), bensì per un loro scioglimento causato dall`attivazione di processi biochimici locali, legati all’attivazione di specifiche catene enzimatiche ed alla produzione di specifici mediatori e fattori di crescita.

 

Come viene effettuata una seduta di onde d`urto?

La scelta del fuoco su cui indirizzare le onde d`urto può essere eseguita manuelmente oppure tramite controllo ecografico. I trattamenti sono generalmente ben tollerati e della durata media di 10-15 minuti durante i quali il paziente può avvertire un leggero “fastidio” e, così come indicato dai protocolli terapeutici, è previsto un aumento progressivo e graduale dell’energia erogata per consentire al paziente di adattarsi senza difficoltà. Il paziente avverte dolore perchè quando l’onda d’urto va a colpire la zona da trattare può impattare contro la porzione superficiale dell’osso. Questa porzione detta “corticale” è particolarmente ricca di recettori e sensibile alla stimolazione pressoria. È inevitabile una sua sollecitazione quando si va a trattare una sofferenza tendinea o legamentosa molto prossima ai capi ossei o quando si vuole trattare una sofferenza al suo passaggio osteo-tendineo.

In genere però non è richiesta nè sedazione nè anestesia.

Immediatamente dopo il trattamento e per 4-5 ore si assiste ad una diminuzione del dolore (effetto inibitorio mediato sui recettori del dolore e liberazione locale di endorfine). In seguito tra 6 e 24/48 ore la sintomatologia si può riacutizzare per poi ridursi progressivamente.

Sono trattamenti praticabili in regime ambulatoriale, relativamente rapidi e ben tollerati, con frequenza settimanale e generalmente sono sufficienti da 3 a 5 sedute.

Dopo 60 giorni dall`ultima seduta, il paziente sarà ricontrollato ecograficamente al fine di valutare l`efficacia complesiva del trattamento e il miglioramento clinico ottenuto. Il ricontrollo è compreso nel prezzo. 

 

I principali campi di utilizzo della terapia con onde d`urto

  • Patologie infiammatorie e degenenerative dei tendini, a vari livelli:

  • Spalla: cuffia dei rotatori (con o senza calcificazioni);

  • Ginocchio: tendine rotuleo, zampa d’oca.

  • Anca: la trocanterite

  • Piede: tendine di Achille, fascia plantare (la cosiddetta “spina o sperone calcaneare doloroso”);

  • Gomito: epicondilite ed epitrocleite (rispettivamente“gomito del tennista” e “del golfista”).

  • Pseudoartrosi / mancato consolidamento delle fratture

  • Fratture da stress

  • Miositi ossificanti

  • Calcificazioni eterotopiche

  • Osteonecrosi in stadi precoci

  • Osteocondrite dissecante in stadi precoci dopo la maturità scheletrica

  • Distrofie ossee simpaticoriflesse

Possono essere trattate con successo sia patologie in fase acuta (quindi anche molto dolenti), sia in fase cronica (cioè presenti da più lungo tempo).

In alcuni pazienti (soprattutto se in fase acuta), i benefici possono essere apprezzati anche precocemente; per questo motivo, le onde d`urto trovano valido campo di utilizzo anche fra gli sportivi (professionisti e non) per una più rapida guarigione e ritorno alle attività agonistiche.

In alcuni casi la terapia ad onde d’urto può anche essere utilizzata come valido complemento alla

terapia chirurgica per debellare uno stato di infiammazione residua (laddove per esempio vi siano dolori persistenti).

 

 Le controindicazioni:

  • alterazini della coagulazione del sangue

  • infezione acuta dei tessuti molli e ossei

  • malattie primarie perniciose

  • epifisiolisi nel punto focale

  • gravidanza

  • pazienti portatori di pacemaker

  • presenza di tessuto polmonare, cervello, midollo spinale, grandi nervi nel punto focale (neurocranio, colonna vertebrale, coste)

 



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