LE VENE, L’INSUFFICIENZA VENOSA E LE VARICI

Intervista al Dott. Saverino la Placa
Specialista in Chirurgia Vascolare e Angiologia

Le vene, queste sconosciute. Cosa sono e a cosa servono?

Le vene sono i vasi sanguigni che portano il sangue verso il cuore.
Il flusso sanguigno dalla periferia del nostro organismo al cuore è determinato dall’insieme di due elementi:
– la presenza di VALVOLE che impediscono il ritorno di sangue verso la periferia;
– l’azione dei muscoli, che contraendosi hanno un’azione di POMPA verso il cuore.

Negli arti ed in specifico nelle gambe esistono due tipi di vene:
– vene profonde;
– vene superficiali.

Le vene profonde – più importanti per la maggior quantità di sangue che trasportano – si trovano tra i muscoli, mentre le vene superficiali sono, come dice la parola stessa, più vicine alla superficie corporea.
Nelle gambe, i muscoli del polpaccio, con la loro contrazione, svolgono un’efficace azione di pompaggio favorendo il ritorno venoso verso il cuore.
Le valvole – situate all’interno delle vene lungo il loro percorso – hanno, a grandi linee, l’aspetto di canestri con il bordo rivolto verso il cuore.
Quando sono perfettamente funzionanti, impediscono che il sangue refluisca verso la periferia.

Quando parliamo d’insufficienza venosa cronica?
L’insufficienza venosa cronica è un disturbo della circolazione per cui è difficoltoso e rallentato il ritorno venoso del sangue dalla periferia del corpo al cuore.
Nella maggior parte dei casi è colpa di una predisposizione genetica che porta ad avere vasi più fragili e valvole “difettose” nella rete venosa, favorendo così una circolazione rallentata o il ristagno del sangue a livello di gambe e piedi.

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Perché le vene delle gambe sono particolarmente a rischio?
Le vene delle gambe sono, tra le vene del nostro organismo, quelle più sensibili come possibilità di insufficienza funzionale.
Questo per molteplici fattori, primo tra tutti il fatto che, per risalire lungo l’asse del corpo, il sangue di ritorno dagli arti inferiori deve andare non solo controcorrente, ma anche contro la gravità che tende a trattenere e riportare il sangue verso le estremità inferiori.
Il rischio aumenta per chi ha già sofferto di altri disturbi, come la trombosi venosa.

Quando parliamo di stasi venosa e di varici?
L’insufficienza funzionale delle valvole venose porta – come già accennato -all’impossibilità per il sangue di tornare verso il cuore in modo completo e corretto; in altre parole, si crea un ristagno di sangue – la cosiddetta stasi venosa – evento che porta all’aumento della pressione contro le pareti delle vene, con un caratteristico gonfiore (edema) delle caviglie.
Ciò porta, progressivamente, ad una dilatazione difficilmente reversibile delle vene superficiali: le cosiddette VARICI.

Le vene varicose sono una malattia molto diffusa a carico delle vene superficiali; in particolare, nelle gambe le varici tendono ad interessare le due principali vene superficiali (grande e piccola safena) ed i loro rami collaterali.
Tra i fattori predisponenti per l’insorgenza delle vene varicose, oltre all’ereditarietà ricordiamo:
– l’obesità, che aumenta la pressione addominale
– gli squilibri ormonali;
– il permanere in posizione eretta per lungo tempo, magari per motivi professionali.

Quali sono i sintomi più importanti?
– gambe pesanti
– stanchezza
– prurito localizzato (specialmente dopo un prolungato stazionamento in posizione eretta)
– gonfiore a livello di piede e caviglia
– comparsa di macchie scure sulla pelle,
– dolore, formicolio locale
– nei casi più gravi, ulcere cutanee

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Come facciamo Diagnosi?
La diagnosi di insufficienza venosa consiste nell’osservazione medica diretta delle lesioni (esame obiettivo) e nell’anamnesi (raccolta dei sintomi riportati dal paziente). Talvolta, il medico consiglia un ecodoppler, al fine di valutare la funzionalità delle vene e l’eventuale compromissione morfologica.

E le cure, quali sono?
Come per la stragrande maggioranza delle patologie, anche nell’insufficienza venosa la cura dipende dalla causa scatenante. Quando possibile, l’intervento medico-farmacologico mira a correggere l’anomalia di fondo; in caso contrario, l’obiettivo principale del trattamento è quello alleviare i sintomi, al fine di migliorare la qualità di vita di chi ne soffre.

Prevenire è la parola d’ordine. Questo si traduce nelle seguenti attenzioni:

– fare attività fisica, proprio per attivare la pompa muscolare e favorire il ritorno venoso verso il cuore;
– curare al massimo l’igiene dei piedi, attività estremante importante perché nella stasi venosa si possono creare a livello della cute delle piccole lesioni e i germi, che sono sempre presenti sulla pelle, possono andare ad infettare il tessuto sottocutaneo e quindi anche i vasi.
– alimentarsi in modo sano, mangiando frutta e verdura. Frutta, soprattutto quella colorata, perché ci sono dentro tanti ossidanti. La verdura, oltre anch’essa a contenere antiossidanti, perché favorisce la defecazione: più si spinge con l’addome, più aumenta la pressione addominale e la pressione sulle vene.
– ridurre caffè, massimo due caffè al giorno
– eliminare completamente il fumo che, oltre a dare problemi nel sistema arterioso, causa danni anche alle vene.
– vestirsi adeguatamente, evitando i pantaloni molto stretti o di farlo tutt’al più indossando prima le calze elastiche. Questo tipo di indumento blocca le vene superficiali, tipo la safena grande e la piccola safena e, quindi, anche il ritorno venoso risulta compromesso.
– evitare i tacchi alti, specie quelli a spillo; infatti, più il tacco è alto, più si cammina sulla punta del piede, non consentendo alla pianta del piede di pompare. La cosa ottimale è usare dei tacchi a base larga dai 3 ai 5 cm.
– evitare la zeppa perché anch’essa ostacola il funzionamento della pompa plantare.

Grazie Dottor La Placa per questo interessante approfondimento!
Grazie a Voi.